
And I'm up while the dawn is breaking
Even though my heart is aching
I should be drinking a toast to absent friends
Instead of these comedians
E sono in piedi mentre spunta l'alba
Anche se il cuore mi fa male
Dovei fare un brindisi agli amici assenti
Invece che a questi commedianti
Elvis Costello
The Comedians

Le ragazze aspettavano che arrivasse l'antipasto e in quel tempo morto hanno alzato tutte e cinque lo sguardo a fissarsi, come a ritrovarsi. Quella a capotavola, la leader, ha esclamato qualcosa, se non fossi stato troppo distante per sentire, avrebbe potuto essere un appropriato «Eccoci qua». Niente ragazzi, tutte in tiro per stare tra loro. Una parlava più delle altre e quella accanto sottolineava le sue frasi sgranando gli occhi, chissà cos'aveva tanta importanza. Un'altra ancora, più timida, incrociava le gambe sotto al tavolo e teneva le braccia conserte strette al petto. Giulio era ancora al bagno e mi distraevo attraverso il vetro accanto. Due anziani a un tavolo fuori dalla pizzeria erano agganciati per le braccia e s'imboccavano con affetto, ridevano, sembravano divertirsi ancora più delle ragazze, era un atteggiamento molto giovanile. Riguardo alle ragazze, quell'essersi fatte belle per se stesse, senza uomini, mi ricordava l'innocenza. Quando i genitori ci scaricavano davanti a una pizzeria e ci eravamo tirati a lustro per stare tra di noi, quando ci buttavamo nel campo di spighe di Vitorchiano e le ragazzine erano un interesse ancora lontano da venire. Tornavo a fissare la vecchia che rideva di gusto e nello sguardo ritrovavo la stessa forza di una delle ragazze al tavolo, sembravano ancora lì, nel campo di spighe.

Ecco pensavo che potrei comprare una vecchia lavanderia a gettoni. Rimessa un po' a nuovo per spazzarle di dosso quell'aria da ritrovo per gente sola, però non del tutto, un po' di malinconia lava meglio i vestiti, perchè dà la pazienza di aspettare risciacquo e asciugatura, accompagna l'animo al tempo della rotazione del cestello. I panni parlano per chi li ha portati, macchie di fiori consumati per annusare una passione appena sbocciata, rossetto per una consumata di fretta, sangue per un'altra ancora da rimarginare. Poi di notte, come nobili decaduti, potremo tenere la saracinesca abbassata, tornare a vestirci eleganti, prenderci le mani e ballare un vecchio valzer al passo lento dei cestelli in movimento.

È imperscrutabile come lo sguardo cada su un dettaglio distraendoci dal progetto generale, che tante più occasioni offre. A Trastevere ero sicuro di aver visto Eleonora. Giù per una via stretta e affollata, senza vie di fuga, le andavo incontro preoccupato di doverla salutare per forza. Sorrideva con amici, mi fissava, la pettinatura differente, come non l'ha mai avuta. Lenta ha abbassato lo sguardo come se non mi avesse visto. Ho chiesto al mio amico di tornare indietro, ma ora dava le spalle. Così, a distanza ravvicinata, ho chiamato «Ele? Ele? Ele?», ma non si è girata. Il mio amico mi fissava a disagio. Abbiamo proseguito per piazza Trilussa, poi l'ho scaricato di fretta, ho aspettato di essere fuori mira e sono corso indietro. Non c'era più. Ricurvo, a piccoli passi, sono tornato alla vespa con vermi dentro la testa. Una ragazza si è avvicinata e mi ha detto che non potevo girare da solo senza sorridere e mi ha mostrato un pupazzetto che aveva in mano. Ho sorriso di circostanza e si è allontanata mimando rassicurazione. Arrivato alla vespa non sapevo cosa domandarmi. Possibile che se incontrassi Eleonora farebbe finta così bene di non vedermi? Che diceva quella ragazza che mi ha fermato prima?

L'altra mattina, tornando a Roma in treno, ho letto un articolo che descriveva il paradosso di Schrödinger. Secondo la teoria, un gatto chiuso dentro una scatola è sia morto che vivo, finché non si guarda dentro e le due ipotesi collassano in una sola. Mentre cercavo a mente le parole più semplici possibili con cui descrivere questo paradosso, mi hanno telefonato Cristiana e Valeria per raggiungerle a cena perchè dovevano ancora darmi il regalo di compleanno. Valeria ha aggiunto che avevano anche un regalo da parte di un'altra persona. Tutto il pomeriggio ho immaginato come sarebbe cambiata ogni cosa se quel regalo fosse stato di Marina. La timidezza di non darmelo di persona, il romanticismo di lanciare un segnale da lontano, la riappacificazione, la forma diversa dei pensieri di questi ultimi mesi, la strada verso casa. Tenendo una bottiglia di vino per il collo, la sera alle otto ho suonato il campanello di casa di Cristiana per sentirla gridare «Eccolo! È arrivato!». Dietro a quella porta ancora chiusa, il regalo era di Marina e allo stesso tempo non era di Marina. Tutto era cambiato e tutto non era cambiato.

sora ni migoto na kinoko no kumo
komi chi de e wo hamu kotori no gogo wa
komorebi no shiba ni te wo furete
kimi to katarou to
hora ranchi no benchi no ue de yume wa hanasaku
naminone wo sono mune ni
yuuutsu wa shizumete
hashi wo asu ni nobashi
tsunami nado anzuru koto naku
sora ni migoto na kinoko no kumo
komi chi de e wo hamu kotori no gogo
ranchi no benchi de sodateta yume
komorebi no hi ni umareta gogo
Che spettacolare fungo atomico nel cielo!
Il pomeriggio degli uccelli che banchettano sui sentieri.
Fammi parlare con te
calcando il prato baciato dal sole
vedi, i sogni sono fioriti sopra le panchine all'ora di pranzo
abbi cura del fragore delle onde con il tuo cuore
vinci la tua depressione
allunga un ponte verso il domani
e non preoccuparti di cose come gli tsunami.
Che spettacolare fungo atomico nel cielo!
Il pomeriggio degli uccelli che banchettano sui sentieri.
I sogni crescono sopra le panchine all'ora di pranzo
un pomeriggio nasce dalla luce filtrata dagli alberi.
Susumu Hirasawa

Combattendo durante il giorno contro i cattivi pensieri, contro i brutti ricordi, tengo la mente vigile a difendersi dai demoni. Ma spesso mi sembra che essi aspettino il sonno, quando nessuno è di guardia, per colpire e ferire tramite i sogni. Ho comprato un volume di Batman uscito in edicola con La Gazzetta dello Sport. I genitori di Batman sono stati uccisi a colpi di pistola e lui è cresciuto sviluppando un senso di vendetta e un atteggiamento psicotico che ogni notte lo portano a mascherarsi da pipistrello per colpire i criminali, e terrorizzarli. Ma cosa fa paura a lui? Quali sono i suoi demoni? Il ricordo, l'abbandono, il distacco, si penserebbe. E invece Batman ripensando all'omicidio dei genitori, ci riflette con una folgorante chiarezza che getta luce anche sulle nostre vite colpite dai demoni. "Tutti hanno paura di qualcosa. Cos'è che spaventa me? Non i ragni, o il buio, o la perdita... la perdita... o la morte, persino. Ma i sogni. A volte, quando sogno, la pistola fa "bang bang"... ma manca il bersaglio".

Qualche volta me ne vado sul sito del Club Med e sfoglio le fotografie di posti lontani da qui, da piazza Bologna. Il mio preferito è Kani, una località nelle Maldive. I villaggi sono catalogati in base ai tridenti, che è il simbolo del Club Med, Kani ne ha quattro, il massimo, ma che senso ha un sogno economico? Lì non ci sono i soliti bungalow, ma poche palafitte piantate nell'acqua cristallina, l'interno delle quali è come la dimora di qualche selvaggio sovrano dei Tropici. Il posto è tanto difficile da credere reale che, oltre alle solite foto, hanno messo un filmato in cui mostrano che si viene portati lì con un piccolo idrovolante che atterra sull'acqua. Qualche giorno della prima metà di agosto, andrò a Ostia con la mia Vespa anni Cinquanta, ospite nello stabilimento del mio amichetto Giulio. Steso sulla sabbia guarderò l'orizzonte che ha visto transatlantici inaffondabili, zattere di naufraghi fatalisti, e progetterò il mio grande piano di fuga.

Allo sportello per pagare il ticket per una visita allergologica, la tipa mi ha detto «Te le feste di compleanno non l'hai mai fatte». Ci ho pensato un po', poi ho capito che ce l'aveva con me, ha letto la mia data di nascita. Effettivamente ogni 17 agosto coincideva con la fine delle vacanze al mare, un breve periodo che ci separava dalla città e che trascorrevamo in campagna con zii e cugini. Lì ho festeggiato i più bei compleanni, certo lontani dai compagni, ma anche dalla scuola. «Facevo le feste di carnevale» ho risposto alla tipa che non cercava una mia replica, ma avanzava con le considerazioni, diventate quasi giustificazioni quando ha aggiunto che conosceva bene la situazione perchè anche suo fratello è nato a metà agosto. «E certo. A agosto con chi festeggi...» continuava tra sé «... coi matti». «I matti!» ho pensato io. Come in un vecchio film, "L'imperatore di Roma", in cui qualche disadattato rimasto in città ad agosto scorrazzava libero e sopravvivente per le strade deserte. I matti. Grandi sopravvissuti alla civiltà invernale.

Oh, quanta strada nei miei sandali
quanta ne avrà fatta Bartali
quel naso triste come una salita
quegli occhi allegri da italiano in gita
e i francesi ci rispettano
che le balle ancora gli girano
Paolo Conte

Der italienische Mann, nennen wir in Luigi Forello, ist nicht in der Lage, ohne fremde Hilfe zu überleben.
L'uomo italiano, chiamiamolo Luigi Forello, è una forma di vita parassitaria, senza aiuto non è capace di sopravvivere.
l'editorialista Achim Achilles
sul settimanale tedesco Der Spiegel
martedì 27

Giugno è mese di matrimoni, mi piace imbucarmi per mangiare a sbafo e conoscere gente. Domenica la mia amicona Vale è riuscita a prendermi un posto nel pranzo per la grande promessa di una sua collega, ma non sono andato. Vale mi ha raccontato che c'era una sedia libera con un biglietto con scritto "Valentina e Alessandro". E questa, forse, più che una promessa d'amore sembrava un accordo un po' malinconico stipulato da due amici privi della dolce metà. Mi ha fatto tornare in mente quando un mese fa m'infilavo nelle cene elettorali di destra e sinistra per scroccare cibo e fare promesse che non avrei mantenuto. Poi alcuni di questi politici sono tornati a cercarmi per fare ricorsi. Tre di loro non erano stati eletti per un paio di voti e mi chiedevano dichiarazioni scritte di averli votati. Ho avuto un'enorme responsabilità nella loro mancata elezione. Mi sono domandato se la mia assenza al matrimonio di quella collega di Vale non potesse in futuro pregiudicare la solidità di una promessa fatta difronte a tante persone meno una.

Attacco la targhetta sulla porta della mia agenzia matrimoniale con un solo cliente. Oggi è il primo giorno di lavoro. Mi lascio alle spalle Gastone dove sei?, un impegno precedente in cui ho messo tutto me in una ricerca che adesso ho interrotto. Rimane nei link e nel cuore. Comincia da qui un piccolo e sereno diario alla ricerca dei dettagli che uniscono in matrimonio le faccende quotidiane e le emozioni di chi ci passa dentro.
Apro la porta. Il primo e unico cliente è già qui.